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A volte credo che il problema sia nostro. Il problema di ricercare ossessivamente un senso, un significato a quello che accade in questo bizzarro paese. Qualche volta, però, i cambiamenti, le svolte, le incoerenze sono talmente evidenti che diventa difficile non notarle, e alla fine anche il severo sforzo di tenere chiusa la bocca viene meno.

 

Un potente sentimento antipolitico, quasi una vena esplosiva si era alzata dal “popolo degli onesti”, dagli italiani brava gente che, come tifosi di una squadra piuttosto scarsa, alla fine rispuntano solo quando si tratta di vincere. Eppure, ad oggi grida entusiaste annunciano l’avvento del messia, di quel movimento degli uomini probi e disinteressati, guidati da quel re buono, pronto a risvegliare le coscienze, a rovesciare la casta, a pensare per noi, l’importante è che ci salvi. Quasi che il popolo lo chiami (notate qualche assonanza?). Eppure dovreste averlo riconosciuto, quest’uomo si chiama Beppe Grillo, e nella confusione di un paese che ormai non si riesce neanche più a capire sull’orlo di cosa sia, sta facendo man bassa di consensi, grazie ad una struttura di partito ormai da più parti tacciata di cesarismo.

Certo, il focus puntato sulla provocazione da parte dei media (terrorizzati da qualunque partito con il quale non abbiano raggiunto un tacito accordo), non può escludere la realtà di chi, dal basso, vuole partecipare ad un cambiamento del paese. Non credo nemmeno che la politica del Movimento 5 Stelle sia semplice fumo negli occhi, inconsistente e incapace di gestire uno stato complesso e contraddittorio come il nostro. Ciò che lascia rabbrividire, di fronte all’incapacità degli italiani nell’esercitare una qualche autonomia intellettuale, tuttavia, è la volontà di non vedere nel Movimento 5 Stelle un partito a tutti gli effetti. Come se d’un tratto tutta quell’antipolitica si fosse sgonfiata, una volta emerso un nuovo giocattolino che, agitandosi spasmodicamente e senza senso, ci sappia distrarre. E tanto basta per chiamarlo un eroe. Ma a questo, due ventenni ci hanno insegnato che, no, proprio non sappiamo dire di no.

E allora non basta una struttura che sa di settarico, con questo capo che segue tutto dall’alto come un’ombra, quasi ritroso al potere, tanto quanto nella realtà lo vorrebbe; non basta l’utilizzo criminale di qualsiasi paura possa giacere (ovviamente qualora non inflazionata da B.) nell’animo di una popolazione che non vede alcuna prospettiva di cambiamento; non basta il rifiuto del contraddittorio, il malsano spirito da pamphlet, coadiuvato da un avvelenamento da rete che rende tutti più sicuri e coraggiosi di fronte al mutismo di un computer; non basta questo plebiscitarismo che fa di qualsiasi sfogo contro una classe politica inetta un invito al colpo di mano.
Non basta tutto questo, perché in fondo è un “movimento”, in fondo lui è dalla parte della “brava gente”, in fondo una serie di slogan linguistici e blande chiacchiere ci stanno convincendo che “almeno lui fa qualcosa”. Come Mussolini. Come Berlusconi. E a dirla tutta, più come il primo che come il secondo.

Ma noi, storditi come da secoli, ci stiamo accordando attorno al nuovo slogan, ad una nuova, stonata e col tempo terrificante melodia, come le pecore di Orwell. Questa volta è diverso, lui sicuramente ci salverà. Perché, in fondo in fondo, siamo tutti brava gente. Ed è proprio di questa che dovremmo aver paura, di questa brava gente che mostra i denti, che copre le vergogne perché in fondo così, tramite l’attacco all’altro e la capacità di appiccicargli addosso tutti i mali del mondo, ci si sente tutti un po’ migliori di quanto non si sia in realtà, e si torna a sorridere.
E’ su ciò che questo governo sta facendo che la prossima battaglia elettorale si giocherà, e stiamo sicuri che il Movimento 5 Stelle attingerà a piene mani da questa riserva, da questo oro del cesarismo. Ci sta già bombardando, conscio, Grillo, che la piena delegittimazione degli altri partiti (l’unica eccezione sarebbe la Lega, irreversibilmente colpita dagli scandali), non sarà in alcun modo tamponata da occasionali frasette buttate lì tanto per tastare l’efficacia dei messaggi al popolo.

Nulla è stato lasciato al caso: Monti e il suo stato di polizia, la Merkel che odia gli italiani, l’Euro da abbandonare, tutto, insomma, purché un qualche uomo nero rimanga lì, velato, a uso e consumo del paese, come uno zimbello fisso, un nemico, un carnefice. Nessuna demagogia, sia chiaro, solo un’abile mossa di temibile avversario. Un gioco al massacro nel quale uno, e uno solo dev’essere il vincitore, un uomo con il gusto del pretoriano che, in uno spasmo del sistema, ha avuto occasione di assaggiare il potere, cosa significa essere applaudito ogni volta più forte ad ogni parola detta più grossa della precedente. Vediamo se riusciamo nel tris.