Archivio per la categoria ‘Cronaca’

E’ morto il “Caro leader”. Bene. E a me dispiace. Direte, come ti dispiace, era un dittatore, un sanguinario, insomma, un criminale che sarebbe dovuto finire direttamente di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia. Ecco. Eccolo il punto.
Non capisco perché i dittatori debbano sempre morire d’infarto, d’ictus, insomma, chiusi in un lussuoso palazzo, circondati da maggiordomi e cortigiane, e non in una cella due metri per due, rimanendoci per una quarantina d’anni.
Certo, come non esultare di gioia assieme all’Economist. Ma anche come non guardare con una certa dose di livore le immagini trasmesse (una volta tanto a canali unificati) sulla folla piangente, la follia più pura e l’abisso più nero.

E dato che non crediamo nella follia come male psichiatrico ma come ombra sulla mente, forse non sarebbe il caso di accontentarsi di guardare a quei volti piangenti e piagnucolanti come si fa con un bambino un po’ stupido, con lo spirito manicheista e il “gusto catalogatorio dell’imbalsamatore di farfalle” (la definizione è di Franco Ferrarotti, da me molto abusata di recente, ma decisamente splendida).
Lo spirito soggettivista, infatti, pone questa serie di immagini nel catalogo della guerra fredda, sotto la voce “residuati storici”. Ma tutto questo, a sua volta, finisce nella categoria “Paesi di minore importanza”.

Comunque la si metta, la detta collocazione significa porre un dato sotto la soglia dell’importanza. Che nell’Era della Globalizzazione equivale ad annullarlo, perché dove la mole di informazioni non è più gestibile (potremmo dire caotica), l’insignificanza significa inesistenza.

Per questo, l’informazione produce fantasmi. Esseri umani, città, intere nazioni che vagano in una dimensione indefinita tra l’esistenza e l’inesistenza. Come se a virtualizzarsi non siano stati solo i collegamenti, ma il mondo antropico intero, a scapito di quello sensibile. Per farla breve, come dire che non è il mondo che è più piccolo, sono gli uomini che si sono rimpiccioliti, come tanti lillipuziani.

Sono scomparsi in questo modo i gulag, le torture, la polizia politica, la Juche, per riapparire (proprio come le apparizioni di un fantasma) in una mente globale che ancora non esercita e non riesce a sopportare il peso della globalizzazione, lasciando scorrere i dati come acqua di una fontana che porta all’oblio.
La follia la lasciamo ai nordcoreani, mentre noi siamo sani: abbiamo le visioni…
Meno male, forse siamo dei mistici almeno. Loro sopravvivevano senza mangiare: forse così a qualcuno spunterà da qualche anfratto una Coscienza, a chiedere come possiamo mangiare, passeggiare, guardare la televisione ed altre amene banalità quando viviamo ai tempi della Nord Corea. In tempo per recuperare dal cenone.

Annunci

Che nel nostro paese l’ultima cosa a contare, dopo la cacca di cane e il Pd, fosse la Costituzione, questo appariva piuttosto ovvio già dal primo articolo della suddetta costituzione: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Non può che far ridere, ad oggi, quest’affermazione, basta anche solo mettere piede sul suolo italiano per capirlo, al massimo potremmo parlare di paese fondato sulla corruzione, tanto per avvicinarci un po’ alla realtà. Non che non si lavori, in Italia, c’è anche chi lavora, però un paese in cui pagare le tasse è considerato idiota, il lavoro è assiduamente in nero e non ci si può negare una piccola scorciatoia, fa perlomeno ridere sentirsi dire anche che l’Italia si fonda sul lavoro, specie se, nostro malgrado, ci viene sbattuta in faccia la troteiforme immagine di Bossi Junior, eccelso esempio dell’italica laboriosità (premiata).

Ma non è questo eccezionale virtuosismo fatto di calci in culo agli incapaci e abbandono delle menti, il tema di oggi.
Perché attorno alle tragedie ridicole di un paese ridicolo, ne stanno spuntando altre degne di maggiore importanza, che passerebbero in secondo piano, inezie, se non fosse per il coinvolgimento di “paesi importanti” in dette questioni.

Si parla, naturalmente, della Libia.
L’Italia, lo spiega la costituzione e lo ricorda Emergency, ripudia la guerra come atto di risoluzione delle controversie internazionali.
Scritto secoli fa, vero?
Sessant’anni, e sembrano secoli, la senilità precoce di un paese al collasso, com’è senza dubbio il nostro.

Ora, è interessante analizzare il comportamento di un’Onu sempre più allo sbando, di fronte alla crisi libica.

Dopo vari rivolgimenti, fughe ed esilii, la situazione sembra essere stabile:
Coloro a cui interessa il petrolio libico (un colonialismo monopolistico, una volta acquistata la Libia) si sono già mossi, fregandosene altamente della comunità internazionale. Parliamo dell’Inghilterra e degli Stati Uniti (ricordate Barack Obama, Premio Nobel per la Pace?).

Dall’altra parte, un grande imbarazzo giunge da coloro che già si fregavano le mani di fronte alle prospettive aperte dalla nascita del triangolo delle meraviglie, Italia-Russia-Libia.

Alla fine la nostra cara patria ha deciso di vendere qualche piccolo soldato per quest’entusiasmante partita al Risiko del petrolio e delle armi che ci si prospetta, addirittura il terzo in appena dieci anni di XXI secolo, una media da record.

Così, mentre la Libia sogna un paese diverso dalla dittatura di un pazzo sanguinario, c’è già chi progetta, con esaltanti sogni di gloria, nuove conquiste.
E Chissà che poi non si finisca per comprare armi dal soliti venditori di genocidi per poi rivenderne una parte a Gheddafi, tanto per farne un’allegra carneficina.
Solo in questo assurdo occidente voler vedere la testa di un simile dittatore piantata su di un palo significa rischiare di essere confusi con tali e tanti venditori di guerra.
Qualcuno aveva detto che sarebbe stato fondamentale aiutare il popolo libico senza far diventare quest’aiuto un’invasione.
Ma in una politica così spudoratamente vergognosa e criminale non è esattamente inaspettato ritrovarsi, DI NUOVO in guerra per le loro armi e il loro petrolio.
Con buona pace della volontà di democrazia di tanti oppressi.
E della nostra dignità.
(Chissà che presto non nasca qualche rivolta anche sulla sponda nord).
Incrocio le dita.

Italiani brava gente

Pubblicato: 13/02/2011 in Attualità, Cronaca, Media

28/10/2010

Credo sia stato il fisico tedesco Max Planck che in una sua opera mise in evidenza con estrema chiarezza una “bizzarra” caratteristica umana: quella per cui distruggiamo tranquillamente un macchinario, ma non riusciamo ad uccidere un animale con altrettanta semplicità. Il motivo, secondo Planck, nient’altro sarebbe che l’avvertire, da parte dell’animale, del proprio perire, e il conseguente lamento. [n.b. A onor di cronaca l’autore di questa riflessione si è rivelato poi essere Terrel Miedaner, il cui racconto è incluso nella raccolta “l’Io della mente” di Hofstaedter e Dennett]
Per quanto questo sia un pensiero intollerabile, si fonda su realtà con le quali siamo a contatto costantemente.
L’ennesima prova della veridicità di questa denuncia è sotto ai nostri occhi da alcune settimane.
Qual è il principale tema di discussione, in Italia, ad oggi? L’omicidio di Sarah Scazzi. Attorno a quest’atto brutale ruotano tutt’ora la maggior parte delle trasmissioni televisive, che si tratti di tg, talk-show o semplici programmi d’intrattenimento. Fondamentalmente per motivi di mera audience. E per quale motivo dovrebbe interessare ai telespettatori? Perché è un fenomeno più brutale di altri? No. Per il numero delle vittime? No. Perché riguarda tematiche trasversali al paese? Ancora una volta, no.
Il motivo è molto semplice: Perché, qualunque sia stata l’essenza della persona di Sarah Scazzi, essa è stata posta su di un altare di stereotipi ed eletta come summa di innocenza. La sua immagine sorridente è stata trasmessa in qualsiasi angolo del paese, ed essa per la sua IMMAGINE di innocenza è stata vittima del morboso bisogno dei telespettatori di, fondamentalmente, farsi gli affari altrui. Così Sarah, da vittima di un crimine orrendo, è stata vergognosamente fatta diventare un burattino del senso di colpa comune, della compassione posticcia e artificiosa creata dall’insistenza di giornalisti invadenti e privi di etica professionale.
Come l’essere vivente che in Planck diviene motivo di compatimento e viene quindi graziato, Sarah è stata usata come un burattino all’interno di un perverso teatrino.
L’agnellino rimane con noi, possiamo sempre sgozzare e far morire dissanguato un essere meno grazioso. L’immagine è terribile, ma è la perfetta trasposizione dei fatti, né più, né meno.

E’ quantomeno ironico pensare che coloro che si ribellano a questo scempio (fatto di tour dell’orrore e interviste spietate), come Paolo Liguori, vengano tacciati di cinismo.
Ancora più ironico è il fatto che la compassione di questa brava gente poi non si soffermi sui 108 morti e 500 dispersi dell’inondazione in Sumatra, o i 250 morti nell’epidemia di colera ad Haiti, che hanno avuto uno spazio quasi inesistente nell’informazione, troppo intenta ad arrovellarsi sul possibile colpevole (chissà che un giorno non si indica un nuovo reality che abbia per concorrenti i possibili colpevoli e in cui sarà il pubblico a decidere chi l’ha uccisa).
Si potrebbe obiettare, com’è già accaduto, che si tratta di fenomeni lontani.
Coloro che porranno quest’obiezione, potrebbero riflettere sulla notizia riportata dall’Ansa il giorno 18 Ottobre:
“Sei persone sono state arrestate per l’omicidio della collaboratrice di giustizia Lea Garofalo, uccisa e poi sciolta nell’acido.”

Per chi non ne fosse a conoscenza, si intende per collaboratore di giustizia un pentito che collabori attivamente alle indagini. Lea Garofalo aveva fatto dichiarazioni sulle cosche di Crotone, senza mai ottenere protezione. E’ stata prima uccisa con un colpo di pistola, poi sciolta nell’acido.
Ora, forse, sarà divenuta anonima, per via delle ustioni. Un buon motivo per ignorare la sua morte, per lasciare che le indagini vadano come dice la ‘ndrangheta.
Ora, forse, potrà aggiungersi alla lunga lista di coloro che non hanno meritato la compassione altrui, perché hanno solo combattuto la mafia rimettendoci la vita.