Le due Dottrine che frenano lo sviluppo del nostro paese

Pubblicato: 25/01/2012 in Attualità, Politica
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Quando Marco Travaglio, tempo fa, diceva con la sua ironia tagliente che l’Italia è un paese fondato sull’“embè”, forse neanche si accorgeva del fenomeno che aveva scoperto. In quel caso si parlava di una classe politica che preferiva attuare la tattica dell’indifferenza di fronte alle accuse mossele, constatato il livello intollerabile di inadeguatezza raggiunto.
In realtà tale reazione alla realtà in cui l’italiano si inserisce è tutt’altro che un fenomeno circoscritto ad una ristretta cerchia di “collusi”, né può dirsi una recente avvisaglia di “decadenza morale”.

L’“Embè” non si esaurisce nell’autodifesa del furbo di turno, incapace ormai anche di sviscerare l’ennesima e assurda scusante. E’ una lettura dell’esperienza che l’italiano ha del proprio paese che rivela, fondamentalmente, una grassa ironia vigliacca, dove ad ogni essere umano è lecito di agire, dove dal suo agire ce ne derivi un guadagno, che esso sia diretto (da cui l’evoluzione della dottrina nella formula “Embè, allora…”) oppure indiretto, tramite la giustificazione di una miseria che, depositata nel fondo della nostra anima, subodora uno spiraglio per poter vedere soddisfatte le sue esigenze (da cui, invece, l’evoluzione nel motto “Embè, dai!”).

Da ciò il feudalesimo, da ciò il clientelarismo. Da ciò i mediocri interessi di parte, purché l’informazione di un illecito riveli la possibilità di un ampliamento del range di possibilità insite nell’essere all’interno di una ragnatela di reciprocità.

E’ la coscienza sporca di chi con grande vanto si autoproclama un “onesto cittadino”, nella pur piena consapevolezza che ciò che per l’etica è onestà, nel paese che partecipa attivamente a creare, è un reato sociale, come tutto ciò che violi l’estetica. Lo stupratore no, ma il costruttore che fa le case con l’amianto ammazzando decine di persone a volta sì. O meglio, lo stupratore a morte, il costruttore… Embè?

Su questa etica passiva si costruisce un edificio politico che è nulla più di un castello di carte. L’ultimo stato feudale d’Europa, che neanche da due guerre mondiali, una dittatura ed un sultanato ha imparato il senso di una partecipazione in quanto libera comunione di individui, e non come insieme di tessere elettorali che finché se magna, bene, sennò, appeso per i piedi. Fatto sta, continuiamo a chiederci cosa Monti possa fare per noi, cosa noi possiamo fare per salvarci in questa tempesta, e non cosa NOI possiamo fare per il paese. A parte, naturalmente, aprire la caccia al romeno ed altre amenità, discorsi di minacce germaniche come non se ne sentivano neanche dal tempi del fascismo.

Tuttavia, esiste un’alta dinamica fondamentale di questo continuo refrain italiano. Se è vero che la Dottrina dell’Embè è ciò che ci ha reso l’ultimo stato feudale d’Europa, l’altro lato della realtà è che gli italiani sono stati talmente maltrattati, offesi e schiacciati nella loro dignità dai propri governanti, da ogni autorità che nello Stato dovrebbe simboleggiare le garanzie alla base del contratto sociale, da aver versato anche l’ultima lacrima di un popolo che appartenga ad un paese in cui non viga la più completa anarchia: “Tanto…”

Questa è la più devastante delle Dottrine, quella di un popolo che ha perso le speranze, anche dove viga una grande solidità dello Stato, la diffusione di un commento di questo tipo, significa che tale solidità non è che quella di un paese eroso dal di dentro.

Laddove abbiamo giustamente ammazzato un dittatore, abbiamo lasciato posto ad una tale devastazione morale da rendere il diniego di giustizia qualcosa di realmente percettibile, al di sotto della superficie di un’apparente legalità. L’alternanza di governo è quella di una Democrazia troppo simile ad un duopolio di Cournot, dove i due contendenti si spartiscono il mercato solo per poter dominare da monopolisti la loro succulenta fetta della torta. Tanto è così che funziona. Il sistema che dovrebbe garantire i servizi minimi di un paese civile, quali acqua, elettricità ed informazione sono in mano ad associazioni a delinquere, volte alla truffa, allo strozzinaggio, alle minacce e all’estorsione. Tanto è così che funziona, dobbiamo pagare, perché secondo la giustizia LO STATO, QUELLO STATO CHE DOVEVA PROTEGGERMI mi ha truffato facendomi firmare documenti senza alcuna idea del rischio, per beni essenziali e all’attività, e alla vivibilità e alla dignità dell’individuo, roba che neanche la Costituzione può tollerare, quello stato è nella ragione.
E’ allora che all’italiano, qualunque sia la sua tempra morale, non può che apparire, l’illecito, come una forma di vera e propria disobbedienza civile.

Perché dovremmo illuderci che il cittadino italiano, il cui diritto alla dignità è continuamente e sistematicamente leso, sia davvero disposto a mettere la propria ambizione, la propria creatività, il proprio tempo a disposizione di uno Stato incapace di riconnettersi con la sua radice più vitale, la Nazione?

Se ci si vuole appesantire il cuore non si ha che da ricercare le innumerevoli storie di italiani posti di fronte alla faccia nascosta dei capetti, dei burocrati, degli affamati di carne che non fermerebbero la propria volontà di rapina di fronte a nulla1. Ed in nome dello Stato. Violentando la stessa natura della più grande e nobile prerogativa dell’uomo, quella di essere nel mondo e di poter agire contro le storture che in esso riscontra.
Di fronte a tanta sofferenza, a tanti maltrattamenti, i rigurgiti anarchici2 contro Equitalia credo lascino pochi italiani sbalorditi, anche se profondamente preoccupati, perché tali avvisaglie non possono essere passate sottovoce come un fenomeno marginale, ma anzi muovono da un’agitazione profonda del paese, una rabbia e un senso d’impotenza nei confronti di una giustizia che non arriva, mai.

In un’ora grigia, la scelta non può essere tra Stato e Anti-Stato, per tale che sia la frustrazione e lo spirito anarchico che chiede di essere sfogato.

I cittadini, nella morsa del circolo vizioso tra le due Dottrine che la nostra infausta condotta ha generato, non devono avere paura. Lo dobbiamo, se non altro, a noi stessi. Non chiedetevi cosa potete fare, agite per cambiare il paese con il vostro talento, con le vostre idee. In una modernità liquida davvero il battito d’ali di una farfalla può provocare un tornado. O portare nuova linfa vitale. Non è la banale retorica del “anche tu puoi cambiare il mondo”. Nessuno può cambiare il mondo. Può solo fermamente volerlo.

Le Autorità che gestiscono il potere, a qualsiasi livello, devono invece ricordare che nessuna legge può cambiare un paese. Ciò che muove uno Stato sono gli individui che lo compongono. Se essi agiscono come macchine, lo Stato non esiste. Se questi individui sono liberi anche di trasgredire le leggi, applicandole e comprendendone il significato, allora questo paese può cambiare.
I fatti che stanno accadendo, specialmente gli attacchi ad Equitalia, la rivolta dei Forconi, la Sicilia lasciata appesa ad un filo, con i viveri che lentamente si esauriscono, sono altrettanti segnali di allarmi, che, se lasciati senza alcuna risposta, nella peggiore delle ipotesi lo lasceranno discendere nel proprio lento declino. Ma quest’ipotesi di normalità non lascia più ad intendere di essere l’unica possibile. La fame è un materiale decisamente infiammabile. E gli italiani, o almeno questa è la mia impressione, alle ferite da bomba-carta sembrano dare una risposta che dovrebbe incoraggiare a non scherzare con il fuoco:

“Pazienza”.

1 Allego una storia, tra le tante trovate in rete, che veramente non può non far male.
“Da due anni ho rateizzato e pagato sinora il debito che avevo nei confronti di equitalia e inps. le rate sono molto alte ( il debito complessivo è di circa 50000 euro) . Faccio l’agente di commercio e a causa di grossi problemi di salute oltre che di mercato, le mie entrate si sono più che dimezzate al punto che a fine anno dovrò chiudere la partita iva. Dovrò uscire di casa e trasferirmi per non creare problemi ai figli e ho a disposizione solo una pensione di reversibilità di circa 410 euro. come posso mediare la cosa? mi dicono che le rateizzazioni non sono rinegoziabili. grazie per l’aiuto che vorrete darmi.
p.s. l’unico bene che ho è una modus che devo ancora finire di pagare” La risposta, da un sito che offre sostegno a chi si ritrova in questo genere di situazioni, è la seguente:
“Come le hanno detto, non sono possibili mediazioni con Equitalia. Almeno per la cifra in gioco che la riguarda.
A questo punto, è stato davvero un peccato aver pagato negli ultimi due anni. Poteva destinare quei soldi ad altri scopi.
Della Modus bisogna sbarazzarsene formalmente. Lei, se interrompe i pagamenti ad Equitalia, non può più avere veicoli di proprietà. Verrebbero sottoposti a fermo amministrativo.”
da indebitati.it

2 In questo come in altri casi, l’utilizzo del termine “anarchico” non indica alcuna appartenenza politica, quanto un sentimento di disgusto per tutto ciò che possa definirsi Stato o Autorità, riscontrabile nell’Italia di oggi. Potrebbe forse essere assimilabile ad una sorta di vis destruens

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commenti
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  2. http://google.com ha detto:

    “Le due Dottrine che frenano lo sviluppo del nostro paese
    Cronache di confine” ended up being seriously engaging and informative!
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    Thx, Maxie

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