I peccati di ognuno

Pubblicato: 11/12/2011 in Attualità, Economia, Politica
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Mauro Martini, nell’introduzione a “Memorie dalla casa dei Morti” di Dostoevskij, utilizza queste parole:

La sua narrazione si concentra […] sulla progressiva scoperta dell’intima natura del popolo russo che si offre senza mediazioni di sorta là dove esso è posto direttamente a confronto con la sua autentica missione, che consiste essenzialmente nell’espiazione collettiva di una colpa che trascende i crimini commessi dai singoli”.
Difficile dire quale descrizione, lasciando stare varie ed eventuali missioni del popolo russo, potrebbe fotografare in maniera migliore la condizione di un paese oppresso da un debito pubblico pregresso e e progressivamente andatosi accumulando nel tempo.

Il debito, inutile girarci attorno, riguarda i peccati di ogni individuo che possa dichiararsi appartenente, tifoso o simpatizzante del popolo italiano.E’ per questo preciso motivo che cade nel grottesco l’animata rissa a chi spara lo slogan più grossolano, più animato dal nostro poco convinto populismo. Parlare di un debito che noi non dovremmo pagare perché non l’abbiamo creato noi, scusate, è ridicolo. Possiamo fare decisamente di meglio, anche perché almeno la vena satirica non ci manca. Almeno quella, e finché non riusciranno a togliercela.

La questione del debito pubblico si fonda su un meccanismo fiscale svuotato della sua linfa vitale da un endemico sistema clientelare di cui i famosi “vitalizi”, ora divenuti un terreno di scontro tra “popolo” e “casta”, non sono che l’ennesima, la più grave manifestazione.
La dualistica tra evasione crimine/disobbedienza civile apre, poi, una questione decisamente antica, ma in una chiave decisamente attuale. Perché tale forma di ribellione nasce nei paesi occidentali da un sistema economico che costringe l’individuo sotto la soglia della dignità, ma in virtù di un conflitto endogeno, dove l’individuo è schiacciato all’interno di una mancanza di senso nata dall’incoerenza tra sistema economico e sistema sociale. E’ la coerenza interna del sistema paese a vacillare.

In questa cornice impazzita, poi, nessuno può stupirsi di pacchi bomba lasciati di fronte ad un’associazione a delinquere che da anni sottopone ad un regime di intimidazione creditizia ben oltre il limite della legalità. Se non si fosse capito, ci si riferisce ad Equitalia.
Il problema fondamentale è che il paese ad oggi è una vera e propria polveriera. E ciò che è ancora più inquietante, negli spasmi di questo colpo inferto lascia intravedere immagini che rinviano a più questioni sopite nella nostra storia, dal terrorismo degli anni di piombo alle folle esasperate di fronte ai palazzi del potere.
E non possiamo neanche dire di non meritare del tutto la nostra sorte, a dire il vero.

Perché se la speranza è stata l’ultima a decedere, di certo la prima è stata la cultura, e con essa l’etica e la decenza di saper stare in silenzio quando non si ha nulla di originale da dire. Con Pulcinella che aleggiava nell’aria, una burocrazia oberata da leggi idiote e da consuetudini al limite del farsesco, una mentalità cortigiana e feudale, certo aspettarsi che tutto durasse fintanto che una porzione del bottino era assicurata, è stato il vero atto criminale della nostra storia recente, e in questo siamo tutti colpevoli. Sono, come da titolo, i peccati di ognuno, una sorta di pesante fardello di un neo-feudalesimo della mente e del corpo dove sono spuntati, non a caso, quei nani e quelle ballerine che tanto grotteschi ci sono apparsi sui giornali, quel sultanato che già de facto occupava le nostre cittadine, le nostre imprese e i nostri uffici.

Un sultano è caduto. Complimenti. La politica ha i suoi inutili e farraginosi tempi, ma solitamente non ha molto di buono da combinare. NOI siamo i responsabili di questo paese. E l’unico modo per cambiarlo è cominciare a fare qualcosa che questo paese lo cambi, possibilmente in meglio, anche se di poco. Non sono molto bravo a dare consigli, ma cominciare a pensare, ogni giorno, ad una cosa impossibile potrebbe essere un buon punto d’inizio.

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