Zygmunt Bauman, sulla scorta di Ulrich Beck, scrive dell’esistenza di due modernità. La principale caratteristica della seconda, di queste modernità, nella visione del sociologo di origine polacca, sarebbe assimilabile al suo stato “liquido”.
Liquidità intesa come mancanza di riferimenti, come moto continuo quanto inerziale, ma anche, se non soprattutto, come un “sistema non-sistema”.
Un sistema il cui unico scopo è la disgregazione, la decostruzione e ricostruzione del sistema stesso, come un’equazione che si riequilibra continuamente, nel tentativo di correggere i propri errori interni. Con la differenza fondamentale, però, che l’equilibrio raggiunto è solo preludio di un nuovo disequilibrio, necessario perché il movimento, e quindi la vita del sistema, acquisti una prospettiva di andamento indefinita.
La società, in questo senso, molto si avvicina alla definizione che ne da Lévi-Strauss, quando la paragona ad uno spettacolo di fuochi d’artificio.
Perché l’agglomerazione spazio-temporale di espressioni sociali capaci di incidere profondamente sull’orizzonte di senso dell’individuo, implica, come contrappasso, un continuo processo di annullamento delle esperienze storico-etiche pregresse.
Si tratta del passaggio dal “tutto scorre” di Eraclito al “tutto brucia” di Jocker, inscindibilmente legato ad una visione caotica dell’esistenza, esattamente come sistema caotico è quello dei fuochi d’artificio.
Il concetto sottostante al “tutto brucia”, inoltre, acquisisce efficacia, qualora ci si soffermasse sullo stato dell’individuo nel modello di coabitazione contemporaneo, il cui sovraccarico di informazioni pone lo stesso in una sorta di condizione di “agitazione termica”. Le particelle di un corpo riscaldato, in effetti, tendono ad una condizione piuttosto singolare, quella di essere in stasi, e contemporaneamente in moto.
Come un corpo in agitazione termica, l’individuo, diviene materia in continua transizione.
Come un corpo in agitazione termica, l’individuo, diviene materia in continua transizione. Esso è, ma vive più esistenze, parallele e fugaci, pronte, nell’attimo in cui ente ed esistenza coincidano, a scomparire nel nulla, irrimediabilmente perse.
L’individuo è posto in condizione di essere alla continua ricerca di un’esistenza da legare al proprio essere. Quale, quindi, la materia attorno alla quale coagulare tale stato di Liquidità?

Tale è il terrore della solitudine insita in una contemporaneità del rischio (per utilizzare il termine di Ulrich Beck) da spingere l’individuo non alla ricerca del proprio essere, ma dell’essere simili. La questione esistenziale, in sostanza, verte non sull’“essere uomini”, quanto sull’“essere come gli uomini”, come un accostarsi di solitudini, e mai come contatto tra unicità.
Il decadimento in uno stato di alterazione, tuttavia, comporta un modello di strutturazione dell’identità all’interno della dimensione dell’Altro, quindi non solo in uno spazio al di là del nostro orizzonte cognitivo ed esperienziale, ma per di più in costante mutamento.
L’enorme complessità della psiche umana (specie se “Altra”) e della società (come agglomerato di altri”) viene in tal modo ridotta a modello cognitivo, quale che sia l’ambito in cui esso si sviluppa (comportamentale, finale o di senso). L’indicazione funzionale che esso riporta nella mente umana, pertanto, è analogo a quello di un software. Un modello cognitivo istruisce il piccolo e isolato mondo dell’hardware su cosa esso debba esattamente fare di sé stesso, come si debba comportare e quali variabili sia necessario prendere in considerazione.
La particolare attenzione oggi tributata ai culti settarici di stampo abusivista, potrebbe essere legato anche a questo aspetto. Il “pacchetto” di pensiero, una volta divenuto merce, e quindi valutato in base al mercato che muove, soddisfa l’esigenza dell’individuo in virtù della propria struttura isolante, e può questo laddove potenzi un meccanismo autocorroborante ed egoreferenziale. E tale effetto partitivo sulla mente dell’individuo è quantificabile nell’efficacia del suo sistema difensivo, fondato sull’aggressività logica degli Slogan che sa lanciare. Come accade negli ambienti settarici, l’isolamento implica un complesso meccanismo dialogico nei rapporti con l’esterno della comunità, limitando gli scambi di informazioni a dati pre-formattati la cui funzione non è tanto convincere, quanto destrutturare l’intruso nella propria capacità di interagire. L’ambiente cognitivo posto ad hoc isola e quindi focalizza il pensiero su una catena preimpostata di dati non contraddittori, ponendolo in uno stato di sospensione dal dinamismo complesso del tempo, imponendo la forma triadica dell’Io, del Qui e dell’Adesso.
L’individuo è disconnesso (mutuando il termine da Scientology) dalle proprie coordinate spaziotemporali, riportato all’immagine statica dell’eterno ordine di un limite artificiale posto ad hoc. E’ questa l’analogia di fondo che lega l’atteggiamento gnoseologico settarico a quello dell’età contemporanea.

Alla riduzione dell’essere sull’altro generalizzato, tuttavia, non segue solo l’analogia messa in evidenza. Il problema più profondo deriva dal principale effetto di questo fenomeno, per alcuni aspetti già evidenziato da Galimberti, ossia la mercificazione del pensiero.
Come detto, in una compartimentazione delle idee complesse, l’importanza delle stesse non collima con il valore intrinseco (utilizzando un termine economico, “il valore d’uso”), ma il valore di mercato (o valore di scambio), determinato dalla domanda che questo sa attrarre. L’idea trova il proprio sostegno nel numero dei suoi seguaci, sostanzialmente in quanto forte vengono gridati i suoi slogan.
Mercificare, però, significa anche creare un legame tra prodotto e proprietario, un’interesse a che questo bene proliferi, e, soprattutto, un forte antagonismo tra interessi contrapposti. L’altro non è più una fusione di bene e male, ma un “non-noi”, l’assoluta nemesi ideologica che trova uno spazio nel mercato in quanto, e solo in quanto negativo di tutto ciò che contraddistingue l’Io.
Il dialogo, insomma, si rivela tentativo di congelare l’instabile liquido della modernità. Ma in tale tentativo, l’essere naufraga impietosamente, dove a prodotto di tale scellerata svendita di identità si ergono iceberg come pietose zattere di ghiaccio che cozzano tra loro. Finito di navigare e vista affondare la propria nave, l’individuo si ritrova su tale instabile conformazione, perso nel maniacale sforzo di mantenerne la solidità strutturale, difendendone l’integrità artificialmente costituita, pur di non affogare. Questa categorizzazione etica della fenomenologia dell’essere nel mondo, infine, lungi dal porre un freno al tempo, si rende prigione per l’agire spontaneo degli individui, compartimentando ciò che, di fatto, non lo è assolutamente: l’Umanità.

E’ caratteristica di una mentalità schizofrenica il tentativo di frammentare l’Io, facendone dialettica tra due corpi estranei, l’uno di luce, l’altro di tenebre.
Se ciò può ritenersi deleterio nella mente di un individuo, può raggiungere dimensioni perlomeno catastrofiche in una società.
L’utilizzo funzionale di un settore dell’Identità sociale allo scopo di farne un catalizzatore antagonista, si risolve in un vero e proprio atto di esorcismo.
Consumato il rituale, il dispiegarsi dello spirito nella corsa dell’umanità verso la propria evoluzione ultima, verso la purificazione dal male, torna a tacere il ricordo rimosso, la spiacevole coincidenza di eventi sfortunati, la serie di equivoci, chiusa nella cripta del tempio, come una metastasi chiusa nella dimensione di un passato barbarico e lontanissimo.
Dall’altra parte dello steccato (la maggior parte delle volte, tra l’altro, ingiustamente), stanno i cattivi della fiaba, gli antagonisti del progresso, i rei confessi della storia, quei facinorosi da “identificare ed espellere” come uno stadio del razzo ormai inutile e senza scopo.
Una società schizofrenica, però, è una società malata, che relega negli angoli della memoria e della cognitività fatti spiacevoli ed eventi razionalmente inspiegabili. Non di rado (e l’Europa di oggi né sembra essere un inquietante presagio), il costo del lato oscuro dell’identità sociale è stato pagato da colpevoli assolutizzati (indifferentemente dal fatto che lo fossero o meno), estinguendo il fuoco, ma lasciando una cenere che, naturalmente, non ha bisogno che di un po’ di vento per tornare a bruciare.

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commenti
  1. […] della psiche, porta alla rimozione, fino all’ultima istanza, quella della schizofrenia. Ne ho già parlato in un articolo, ma non è questo il […]

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