Tutti in guerra allegramente

Pubblicato: 21/03/2011 in Attualità, Cronaca, Politica
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Che nel nostro paese l’ultima cosa a contare, dopo la cacca di cane e il Pd, fosse la Costituzione, questo appariva piuttosto ovvio già dal primo articolo della suddetta costituzione: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Non può che far ridere, ad oggi, quest’affermazione, basta anche solo mettere piede sul suolo italiano per capirlo, al massimo potremmo parlare di paese fondato sulla corruzione, tanto per avvicinarci un po’ alla realtà. Non che non si lavori, in Italia, c’è anche chi lavora, però un paese in cui pagare le tasse è considerato idiota, il lavoro è assiduamente in nero e non ci si può negare una piccola scorciatoia, fa perlomeno ridere sentirsi dire anche che l’Italia si fonda sul lavoro, specie se, nostro malgrado, ci viene sbattuta in faccia la troteiforme immagine di Bossi Junior, eccelso esempio dell’italica laboriosità (premiata).

Ma non è questo eccezionale virtuosismo fatto di calci in culo agli incapaci e abbandono delle menti, il tema di oggi.
Perché attorno alle tragedie ridicole di un paese ridicolo, ne stanno spuntando altre degne di maggiore importanza, che passerebbero in secondo piano, inezie, se non fosse per il coinvolgimento di “paesi importanti” in dette questioni.

Si parla, naturalmente, della Libia.
L’Italia, lo spiega la costituzione e lo ricorda Emergency, ripudia la guerra come atto di risoluzione delle controversie internazionali.
Scritto secoli fa, vero?
Sessant’anni, e sembrano secoli, la senilità precoce di un paese al collasso, com’è senza dubbio il nostro.

Ora, è interessante analizzare il comportamento di un’Onu sempre più allo sbando, di fronte alla crisi libica.

Dopo vari rivolgimenti, fughe ed esilii, la situazione sembra essere stabile:
Coloro a cui interessa il petrolio libico (un colonialismo monopolistico, una volta acquistata la Libia) si sono già mossi, fregandosene altamente della comunità internazionale. Parliamo dell’Inghilterra e degli Stati Uniti (ricordate Barack Obama, Premio Nobel per la Pace?).

Dall’altra parte, un grande imbarazzo giunge da coloro che già si fregavano le mani di fronte alle prospettive aperte dalla nascita del triangolo delle meraviglie, Italia-Russia-Libia.

Alla fine la nostra cara patria ha deciso di vendere qualche piccolo soldato per quest’entusiasmante partita al Risiko del petrolio e delle armi che ci si prospetta, addirittura il terzo in appena dieci anni di XXI secolo, una media da record.

Così, mentre la Libia sogna un paese diverso dalla dittatura di un pazzo sanguinario, c’è già chi progetta, con esaltanti sogni di gloria, nuove conquiste.
E Chissà che poi non si finisca per comprare armi dal soliti venditori di genocidi per poi rivenderne una parte a Gheddafi, tanto per farne un’allegra carneficina.
Solo in questo assurdo occidente voler vedere la testa di un simile dittatore piantata su di un palo significa rischiare di essere confusi con tali e tanti venditori di guerra.
Qualcuno aveva detto che sarebbe stato fondamentale aiutare il popolo libico senza far diventare quest’aiuto un’invasione.
Ma in una politica così spudoratamente vergognosa e criminale non è esattamente inaspettato ritrovarsi, DI NUOVO in guerra per le loro armi e il loro petrolio.
Con buona pace della volontà di democrazia di tanti oppressi.
E della nostra dignità.
(Chissà che presto non nasca qualche rivolta anche sulla sponda nord).
Incrocio le dita.

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