Perché Ezio Greggio parla di “macchine del fango”

Pubblicato: 01/03/2011 in Attualità, Media

In un paese assurdo, ciò che è assurdo passa come normalità. Non è uno scioglilingua, ma quello che credo sia il modo più adatto per descrivere lo stato comatoso della nostra sensibilità di fronte a come, scusate i termini, ci pisciano addosso senza neanche il buon gusto di farla sembrare pioggia.

Ora, la critica rischia spesso di divenire astio, ma credo davvero difficile non parlare quando si assiste all’ennesima difesa del padrone da parte di un Ezio Greggio sempre più in vena di prostituzione intellettuale. Sia chiaro, ognuno è libero di inchinarsi a chi vuole, ma quando poi se la prende con coloro che non hanno questo infame coraggio, diventa pericoloso.
Perché chi umilia se stesso è a se stesso che deve rendere conto, fintantoché, però, non imbelletta la propria incapacità dandole il nome di satira o di modernità.
Quando Ezio Greggio parla di una “macchina del fango” (termine ripreso non ho proprio idea da chi) rivela immediamente, non solo per chi lavora (in caso non lo ricordassimo), ma soprattutto quanto l’ultima mossa sia la scientologista “attack the attacker”. Quando non si hanno protezioni per difendersi, l’unica possibilità è attaccare.

Proprio da questo nasce il mito della “macchina del fango”, pomposa e vittimistica visione che evoca chissà quale complotto ordito ai danni dell’innocente di turno, quasi una sindrome da Cenerentola inacidita e decisamente zitella.
Perché a poco vale la blanda difesa costruita sull’ipotetica eredità raccolta da Striscia la notizia nientemeno che dall’avanspettacolo. Nutro, personalmente, molti dubbi sull’effettiva portata dell’avanspettacolo, ma anche mettendo da parte tali dubbi, è una ben misera difesa quella che si fonda sul precedente. Non solo perché non significa affatto che il precedente implichi una giustificazione, ma anche perché  non sempre si raccoglie l’eredità nel modo più giusto.
Ancora più assurda è la, diciamolo, piuttosto pietistica difesa abbandonata nelle mani delle stesse veline.

E allora si da il via ad un attacco frontale, una volta a La Repubblica che sarebbe un covo di radical-chic, una volta a Beppe Grillo che sarebbe una specie di macchietta degna delle già insignificanti imitazioni del programma, una volta Gad Lerner che ormai è diventato una specie di scemo del villaggio da far passare una volta sì e l’altra pure tra “i nuovi mostri”. Per carità, tutte scelte sacrosante, ma perfettamente (e credo onestamente) criticabili, dato che si denota un effettivo calo della trasmissione che dalla parte degli italiani, come già notato da qualcuno, non ci sta più. Peggio, non giudica più conveniente starci.

Come al solito, e da questo neanche una così malaugurata gestione riesce a sradicarci, l’autorità non sa abitare dove manca l’autorevolezza.

E allora cadono decisamente nel vuoto le accuse di chi tenta ogni giorno di addormentare le nostre coscienze con armi di distrazione di massa.
Come ha detto qualcuno, stanno uccidendoci il pensiero.
Ma io intendo resistere. E voi?

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commenti
  1. Arkadia ha detto:

    Striscia la notizia è ormai da molti anni un’altra evidente bocca del “governo di maggioranza” (detto per essere cattolici) dalla quale partono ogni sera sentenze più che gratuite, di squallida ottusità, che anche sfociano nella semplice calunnia o cattiveria e senza dubbio sfuggono all’insieme del significato di satira. Probabilmente viene usata per “rispondere” alla vera satira, certamente scomoda, di un più autorevole Maurizio Crozza che ogni volta produce musi lunghi e volti rattristati nei rappresentanti di destra come se in quel frangente ad ognuno di essi, dalla “Padania” al “Mezzogiorno” fosse morto il gatto.

    La verità è che hanno intenzione di trasferire le mura del Grande Fratello (Perdonali Orwell perchè non sanno ciò che fanno) intorno alle nostre teste, inibendo la capacità di sentire, vedere, sfruttare le potenzialità dei sensi per renderci conto della situazione circostante, così da atrofizzare definitivamente ogni zona della nostra materia grigia, svuotarla e subito riempirla con “ideali” antidemocratici.

    Devo riconoscere l’astuzia non indifferente di questo piano. Nessuno mai era riuscito ad attuare un così perfetto progetto di produzione Zombie da far invidia a Biohazard! Nessuno! Almeno non un governo – una volta – democratico.

    • Francesco Finucci ha detto:

      Beh, l’avvento della democrazia significa anche il cambiamento dei metodi di restrizione della libertà. Un nuovo fascismo, ovviamente, non sarebbe assolutamente attuabile in un paese come l’italia. Ma, sì sa, abbiamo la bruttissima abitudine di cambiare nome alle cose sperando che cambi anche la loro sostanza. Se tutto si raffina si raffinano anche i modi di controllare gli individui, e così nasce quella coercizione travestita da maggioranza che trae la sua forza nell’illusione che ciò su cui molti sono daccordo sia la cosa più giusta, e che soprattutto ciò che ci viene imposto sia davvero ciò che vogliamo, e non ciò che ci hanno imposto di volere.

  2. Franco Scalenghe ha detto:

    Se tu credi che qualcuno, che non sei tu stesso, possa toglierti la libertà, sei fuori di testa.
    Infatti, chiunque può uccidermi; ma nessuno farmi del male.
    Proairesi, diairesi, parole arcane per gli schiavi!

    • Francesco Finucci ha detto:

      Beh, si può e si è spesso, soprattutto schiavi di sé stessi. dell’angoscia di esistere come individui, per questo ci si rifugia nel gruppo, nella massificazione delle idee e la conseguente mercificazione del pensiero, dove le idee si valutano dalle persone che le sostengono, come se si trattasse di un brand, di una marca. Nessuno, forse, può rubarci la libertà (tralasciando il problema di decidere cosa sia la libertà), ma sicuramente possiamo metterla da parte in virtù della necessità di una vita tranquilla, del ritorno, dato che le piace il greco, ad una sorta di caverna platonica, più limitata ma più sicura (o almeno così si crede).

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