Perché ancora la democrazia

Pubblicato: 10/02/2011 in Attualità, Media, Politica
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La parola Democrazia è una parola difficile, sfuggente, evasiva. Come tutte le parole importanti, sfugge alle definizioni, non permette che questa o quell’idea finisca per contaminarla, riducendola di fatto a idolo del limitato intelletto umano. E’ forse per questo motivo che anche la parola che troviamo a fondamento del nostro paese risulta cacofonica, indigeribile se diventa la rozza mascotte di un politico in declino.
Sì, ancora una volta si parla di Silvio Berlusconi. Ormai sembra di fatto impossibile non parlare di lui, visto il modo in cui riesce ad occludere qualsiasi canale. Qualcuno penserà che questa onnipresenza possa causare una diminuzione del livello delle amene dichiarazioni del nostro Premier. Beh, non è così. Ed è proprio per questo che risulta difficile non parlare di lui, perché ne spara così tante, e di così grande “portata” che diviene anche difficile redigere un articolo senza l’uso di insulti e imprecazioni.

Stavolta è il Pdl tutto che in un maestoso sforzo etico ci concede una perla di diritto costituzionale che farebbe rabbrividire qualsiasi popolo libero.

Secondo il Popolo della Libertà -e sottolineo, della libertà- occorrerebbero dei “iniziative a tutela della democrazia”. Quali, non si sa. Ora precisiamo un momento il significato della parola Democrazia. Si intende per stato democratico, uno stato in cui non esistono barriere di alcun tipo tra i cittadini ed il loro diritto alla possibilità di essere elettori o eletti.
Nella mente di Berlusconi l’attività “eversiva” della magistratura consisterebbe nella volontà di rovesciare il voto degli elettori.
Quello che Berlusconi non spiega è come si possa rovesciare il voto popolare inquisendo un individuo, per quanto importante esso sia. Lo si può giudicare colpevole anche se innocente, ma qualora sussistano testimonianze, indizi e immagini a riprova della validità del sospetto che sia stato commesso un reato, questo non si chiama sovvertire il voto. E’ un semplice e chiaro indirizzo che impone la nostra legge, ossia l’obbligo, per la magistratura, all’indagine qualora si presentino degli indizi del sussistere di un reato. Ah, dimenticavo, Democrazia significa anche l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Forse questo aspetto sfugge al nostro beneamato premier.

Il testo continua, e ci regala una nuova perla di saggezza.
Secondo il “giornale” Libero, Berlusconi avrebbe proposto di sottoporre a Napolitano un Decreto Legge per limitare le intercettazioni. La Democrazia che si respira al solo ascolto di queste parole esplode quando si comprende la motivazione che si cela dietro questa splendida idea: Porre sotto l’attenzione del Presidente della Repubblica l’irregolarità dell’azione della Procura di Milano.
Non sentite aria di Democrazia?

Ma ancora una volta, il rumore più forte, non sono le parole gettate in pasto agli elettori come ai cani, quello è ormai più che altro un fastidioso ronzio, il rumore più forte è quello del silenzio che si genera attorno a delle parole tanto scellerate.

Un silenzio -quello di Napolitano- che appare quantomai ridicolo, grottesco, se si pensa a CHI ne invoca l’intervento.
Da una parte l’anemia politica della sinistra, la costringe a chiedere aiuto al Presidente della Repubblica, una lotta di ombre, in cui alla sinistra più incapace d’Europa si contrappone uno dei Presidenti più deboli della nostra storia.
Dall’altra, ancora più grottesco, a parlare della necessità di un intervento del Presidente, è proprio colui che ha ridotto la Democrazia ad una manipolazione della platea, ad un passpartout capace di ridurre al silenzio qualsiasi pessimista cronico che abbia ricordato alla nostra classe politica parole che oggi suonano strane, come il fondamento dello stato nel contratto sociale, che fa della carica pubblica, non una proprietà, ma una delega dei cittadini.

Occorre innanzitutto sfatare due falsi miti che giornalisti, diciamo, poco in vena di lavorare, hanno opposto alle accuse mosse al nostro Premier:

E’ stato contestato ai media un’intromissione nella vita privata di Berlusconi.
Non che io creda, neanche per un attimo, che questa scusa nasca dall’innato spirito liberale dei “giornalisti” che hanno alzato la questione, ma questo punto va chiarito. Prima di tutto, andrebbero distinti i reati contro privati e contro l’interesse pubblico. Il reato di sfruttamento della prostituzione minorile è un reato del quale Berlusconi dovrà rispondere come privato, ma il reato di concussione lo riguarda principalmente come politico, e troverei alquanto allarmante se i giornali non mettessero in guardia da politici, di qualsiasi colore, sospettati di aver compiuto questo tipo di reati. Anche perché credo che l’opinione pubblica sia un grande mezzo, forse l’unico, capace di costringere determinati processi verso una giusta sentenza. Perché dove ci sono giornalisti che pongono domande ci sono cittadini che si danno delle risposte.

E’ stato inoltre contestato alla magistratura un preciso scopo politico.
Credo che una tale insinuazione perda concretezza e coerenza all’aumentare dei processi. Tuttavia poniamo che questa istanza sia giusta, che i processi abbiano come fine quello di cacciare il premier. Lasciando da parte il fatto che se io dovessi difendermi da un’accusa spiegherei il perché sia infondata, non il perché mi sia stata imputata, la questione rimane diversa. Per politicizzato che sia, ciò non significa che l’imputazione sia fasulla, ed è quindi dovere dei Pm indagare, per questo esistono i Giudici per le indagini preliminari (GIP), per verificare la fondatezza dell’accusa.
Ed è loro dovere anche se, come detto dallo stesso Berlusconi, il poliziotto accusato nega di essere stato corrotto. Totò Riina disse addirittura di non sapere cosa fosse “cosa nostra”, ma è stato comunque dichiarato colpevole, alla fine.

Qualcuno si chiederà cosa centri questo con la democrazia, perché i cittadini dovrebbero interessarsi a determinate faccende, cosa centri questo con la loro propria libertà. Beh, assolutamente nulla. O, perlomeno, nulla se si crede che essere governati da una massa indistinta di delinquenti non degradi anche il paese. Se si crede, in fondo, che tanto la politica è così, per essere un politico devi essere corrotto. Se si crede, poi, che, in realtà, è tutta propaganda comunista, e che siamo semplicemente un paese democratico assediato da una sorta di terrorismo rosso, da individui che, come non smette di raccontarci Berlusconi, sono dominati dall’odio, e non sanno che distruggere.

Credo però che queste affermazioni vadano in frantumi di fronte ad una semplice realtà: mentre il nostro premier (ripetete con me: “sempre sia lodato!”) trova terroristi rossi nella magistratura, dicendovi che la magistratura è corrotta, elabora leggi sulla giustizia. Trovandone nel giornalismo elabora leggi sulla libertà di stampa. Trovandone nelle forze dell’ordine elabora leggi sulle intercettazioni. E tutto, naturalmente, per il vostro interesse, perché VOI non siate processati, di VOI non si parli nei giornali, e VOI non siate intercettati. Berlusconi, si sa, è un uomo buono, basta presentarsi lì muniti di buone intenzioni per ottenere qualche migliaio di euro. Anche se, se fossi in voi, porterei anche una bella scollatura, non si sa mai.

Ma ancora non spunta da nessuna parte questa strana parola, Democrazia. E’ il caso forse di mettere bene in evidenza l’ennesimo, forse il più poetico significato che questa parola dalle molte forme rivela:
Vivere in un paese democratico, significa innanzitutto vivere in una comunità, essere parte di un respiro più ampio, essere parte di un disegno più nobile del bieco interesse personale, un significato più profondo della logica di partito, un fine più alto del mantenimento della propria poltrona, del non essere giudicato per i crimini commessi. Chiedersi che senso abbia la democrazia, adesso, perché permettere che una minoranza esprima il proprio parere anche se scomodo, anche se capace di mettere in crisi un sistema, significa alienare dallo stato quella caratteristica fondamentale che gli permette di perpetuarsi nel tempo. Ne fa, insomma, uno stato moribondo, non troppo distante dalla terra di Matrix, dove bisogna attaccarsi alle macchine per essere felici. Significa, in realtà, rovesciare il rapporto tra stato e cittadino, perché funzione dello stato non è la propria cristallizzazione, il mantenimento forzato della propria classe politica. Funzione dello Stato è quella di permettere che l’uomo, dal Presidente del Consiglio, al cassintegrato, si senta cittadino. Ecco perché ancora la democrazia, perché al centro dello stato sia il cittadino.

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